Le Ragioni del Comitato Nazionale per il NO ai Referendum

É impensabile dover rinunciare agli effetti della riforma introdotta dall’art. 23 bis, cruciale per la crescita e la competitività del paese. Una riforma – non va dimenticato – che in una logica bipartisan, ha seguito lo spirito dei tentativi legislativi iniziati nel 1999 e che consentirà, finalmente, di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi e rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini utenti.

É stato ragguardevole il successo ottenuto dai referendari nella raccolta delle firme: 1 milione e 400 mila italiani in meno di due mesi hanno risposto con istinto ed emotività al pericolo imminente di “privatizzazione dell’acqua, furto della risorsa, speculazioni e profitti tariffari da parte dei privati, ad esclusivo danno degli utenti”. Chi non avrebbe reagito nello stesso modo dinanzi a così mostruose eventualità paventate dai referendari?

Questo disegno, che ha una chiara matrice ideologica, conta oltretutto, sul sostegno di una larghissima schiera di amministratori pubblici che, per evidenti “interessi di bottega”, sperano che nulla cambi. Il successo del referendum rischierebbe di riportarci indietro di venti anni quando i servizi idrici erano gestiti fuori dalla concorrenza con una forte ingerenza della politica. Ma soprattutto con una scarsa attenzione per i diritti del cittadino-utente che, rimasto escluso per decenni dal processo, ha vissuto in uno stato pressoché confusionale, frutto di un’ informazione del tutto inadeguata. Questa logica ha privilegiato gli scandalismi a scapito della formazione di un’opinione motivata ed equilibrata.

Queste le ragioni che hanno spinto alla costituzione del Comitato con l’intento di far prevalere la verità sulle fasulle affermazioni e slogan ad effetto che hanno fatto leva sul sentimento degli italiani, oltre ogni immaginazione.
L’azione del Comitato tenderà a ricreare tra i cittadini la necessaria consapevolezza per superare le conflittualità, sapientemente generate da una strategia di comunicazione fuorviante e di parte.

É prioritario fare chiarezza su un fattore d’indiscutibile rilevanza e porre un punto fermo: l’acqua è un bene pubblico non alienabile.

L’ordinamento giuridico nazionale ha scelto l’opzione della proprietà pubblica dell’acqua allo scopo di salvaguardarne l’uso entro limiti di sostenibilità sociale e ambientale. Quando l’ente pubblico affida la gestione del servizio idrico a un soggetto pubblico o privato, non vende l’acqua ma gli affida la gestione delle reti e degl’impianti; gestione che, nel rispetto delle regole, dovrà soddisfare diversi interessi, in primis quelli dei cittadini utenti.

É l’autorità pubblica che determina la tariffa e ne controlla la corretta applicazione. Il gestore, pubblico o privato, non ha alcun potere d’intervento nel merito sulla tariffa dell’acqua. In questi giorni, maggiori e più ampie garanzie sono state introdotte grazie all’istituzione di un’Autorità sull’acqua: un soggetto imparziale, svincolato dal potere politico, che definirà le regole, ne imporrà il rispetto, vigilerà sulle tariffe, promuoverà l’efficienza, l’economicità e la trasparenza nella gestione dei servizi idrici. Sarà organo indipendente di riferimento a tutela degli interessi del cittadini-utente e costituirà una garanzia per il libero mercato, in modo da favorire nel nostro Paese, non la privatizzazione, bensì la industrializzazione del servizio idrico integrato.

L’Antitrust ha recentemente dichiarato che “la riforma sarà in grado di rompere il monopolio pubblico nel settore”. Studi recenti e ricerche di indiscussa affidabilità, quella del CENSIS in particolare, avvertono come necessarie e impellenti soluzioni con risposte concrete e lungimiranti. In caso contrario saranno le future generazioni a dover assumere il costo di interventi drastici, inevitabili e particolarmente onerosi. In questi giorni l’OCSE ha affermato che nel settore dell’acqua, in Italia, “sono necessarie regole basate sulle condizioni del libero mercato, che possono richiedere la piena privatizzazione degli enti di gestione dei rifiuti e della fornitura di acqua”. Segnali autorevoli e univoci che in un paese diverso dal nostro sarebbero più che sufficienti per placare conflitti e contrapposizioni e affrontare il futuro in maniera condivisa e costruttiva.

Dobbiamo prendere atto che siamo troppo spesso indotti a decidere sull’onda dell’emotività, proprio perché non conosciamo i problemi. In Italia manca una vera e propria cultura dell’acqua.
La missione principale del Comitato è quella di avviare un processo per la nascita e la diffusione tra tutti e tra i cittadini in particolare, di una nuova consapevolezza e sensibilità sui temi dell’acqua. La campagna referendaria che ci attende, è solo l’inizio di un percorso volto alla conoscenza, all’approfondimento e alla diffusione delle informazioni sul valore della risorsa e sul suo processo di gestione. La realizzazione di un Osservatorio nazionale permanente sulle risorse idriche, previsto dalla Statuto del Comitato, è prova tangibile della volontà di perseguire tale obiettivo.

Far passare questi messaggi renderà molto più facile avviare un dialogo con i cittadini, in questi ultimi trenta giorni che ci separano dal referendum, volto a fare chiarezza. Il voto o non voto del 12 e 13 giugno prossimi, dovrà essere il risultato – questo è il nostro fermo obiettivo – di una scelta consapevole, convinta e non emotiva.
In conclusione, il NO del Comitato non esprime un voto politico al referendum, ma esplicita una chiara e netta volontà di negazione dello stesso. Pur riconoscendone la sua funzione democratica legittima e sempre auspicabile, questo referendum giunge in un momento inopportuno perché potenzialmente in grado di bloccare la grande trasformazione nel settore dei servizi pubblici, cruciale per restituire ai cittadini utenti efficienza, efficacia e ammodernamento del sistema idrico nazionale.

Avv. Walter Mazzitti
Presidente Comitato Nazionale per il NO
ai referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell’Acqua

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Walter Mazzitti Il tavolo dei relatori Rosario Mazzola Franco Bassanini, Rosario Mazzola Franco Bassanini Claudio Privitera, Giovanni Moschetta